Uno dei punti deboli principali riguarda gli stadi. Molti impianti italiani sono datati e di proprietà comunale, limitando la capacità dei club di investire in modernizzazione e di monetizzare al massimo le giornate di partita. La Premier League, invece, vanta stadi moderni, quasi tutti di proprietà dei club, che generano entrate significative non solo il giorno della partita, ma anche attraverso eventi, tour e attività commerciali continue. Questo si riflette direttamente sui bilanci delle squadre inglesi, che vedono le matchday revenues come una fetta consistente del proprio fatturato.
Anche sul fronte dei diritti televisivi, il confronto è impietoso. La Premier League ha costruito un prodotto globale, venduto a cifre astronomiche su scala internazionale. La Serie A, pur avendo un buon seguito, fatica a raggiungere lo stesso appeal fuori dai confini nazionali e a centralizzare la vendita in modo altrettanto efficace. Le dinamiche di mercato e la concorrenza interna hanno spesso penalizzato il valore complessivo dei pacchetti, incidendo sui ricavi che le squadre italiane possono spendere per mantenere la competitività.
Infine, le sponsorizzazioni e la commercializzazione. I club inglesi godono di accordi commerciali più ampi e diversificati, spesso legati a marchi globali, grazie anche alla maggiore visibilità internazionale del campionato. In Italia, sebbene ci siano eccellenze, il mercato degli sponsor è più frammentato e meno aggressivo nella ricerca di partnership a lungo termine con brand di risonanza mondiale. Questo limita ulteriori flussi di cassa, indispensabili per ridurre il gap con le big europee e investire in infrastrutture e talenti.
Questa disparità economica ha ripercussioni dirette anche sul campo. Mentre la Premier League continua a investire in top player e strutture all'avanguardia, i club italiani spesso devono fare i conti con budget più ristretti. Il caso di giocatori come Fagioli, che ha parlato apertamente delle sue difficoltà personali, ricorda anche come il contesto generale del calcio italiano debba affrontare sfide che vanno oltre il campo, ma che sono intrinsecamente legate alla sua sostenibilità e al suo appeal. La Serie A non può permettersi di sottovalutare questo gap finanziario se vuole rimanere competitiva a livello internazionale.